Apro la porta della grande stanza quadrupla, e dietro mi sorride lui. La scrivania è diventata più piccola e scomoda, l’ambientazione meno barocca. Soprattutto sono spariti i dipendenti. Gieli hanno tolti un mese prima del pensionamento. Ma il vecchio dirigente conserva il suo charme, il suo modo di fare a metà strada tra il Marchese del Grillo e l’ispettore Derrick. Mi f a fare lo stesso anticamera, prolungando oltre il lecito la pigra telefonata che ha in corso.
Esprime il suo piacere per il fatto di essere passato a trovarlo. Evidentemente molti già si sono dimenticati. Tutti gli danno del tu, noi ci siamo sempre dati del lei. Non ne ho mai capito il motivo.
Forse mi piglia per il sedere, visto che da tutti, ma proprio da tutti, si fa dare del tu.
Eccolo là, su quella scrivania troppo piccola a sbrigare un lavoro che non c’è, con la prospettiva di non lavorare più e di godersi una dorata pensione per il resto dei suoi giorni.
Eppur si lamenta. Eppur si sente escluso. Eppur si arrocca a difesa di privilegi fuori epoca e (soprattutto) fuori budget. Della cosiddetta “solidarietà tra generazioni” a lui non può fregare di meno.
Così la crisi ci precipita verso la schizofrenia. I vecchi, abituati a vivere in un paese per vecchi, si arroccano sui propri privilegi, fanno corporazione, alla fine la lobby geriatrica la spunta sempre.
I giovani, invece non hanno più gli occhi per piangere. Devono pagare il prezzo della crisi, e devono anche sostenere i diritti acquisiti dei vecchi, che con il peggiorare della situazione mutano in privilegi.
Giocoforza che si allarga la platea: in Italia a 30 anni si è “ragazzi” (non conosco trentenni che si autodefiniscano “uomini” o “donne”) e fino ai 40 e più si è giovani. Chiaro, però che le aziende devono ridurre i costi, e così tendono a pensionare prima possibile. Così, una quindicina di anni dopo essere usciti dalla “giovinezza” ci si ritrova già in pensione. Ed hanno ancora sete, di potere e di denaro. Sono “gargarozzoni”, così li definiva il mio mai abbastanza rimpianto ex-collega.
Questo dico, al vecchio dirigente:
“Beh io non mi lamenterei: almeno voi l’età dell’oro ve la siete vissuta”.
Che tradotto, significa che io, che ho avuto la sfiga di iniziare lo stesso lavoro una trentina di anni dopo, a crisi conclamata, per guadagnare l’equivalente di quello che ha guadagnato lui dovrei morire e ricampare tre volte. E io sono, a mia volta, un privilegiato.
“Si, lei c’ha ragione…”
Dice mentre guarda fuori e pensa ad altro.
E di è, in genere, la ragione?
Stamattina stavo preparando un documento di una pagina da inviare al personale. Nulla di che, solo l’adesione al nuovo fondo pensione con relativo conferimento al medesimo delle quote in mio possesso. In ogni documento da compilare, per quanto banale, c’è sempre un dato che non si conosce e che ci obbliga a ricerche. Nel mio caso, passati i soliti dati anagrafici nome-cognome-datadinascita-residenza-segnozodiacale-sognonelcassetto è comparso il riquadro 3 “Dati previdenziali e contributivi” con due voci per me ignote: data 1° iscrizione a forme pensionistiche complementari e “contributi non dedotti non ancora comunicati”. Inizio a riflettere. A lato delle caselline, un’impietosa nota: “COMPILAZIONE A CURA DELL’ADERENTE”. Giro il foglio alla ricerca di impossibili istruzioni, chiedo lumi ai miei compagni di stanza che cadono dalle nuvole, vago nelle comunicazioni aziendali alla ricerca di qualche appiglio. Buca completa. Inizio a pensare all’escamotage: probabilmente sono stato iscritto al fondo pensione appena assunto in banca…potrei mettere la data di assunzione e poi mettere una cifra attorno ai mille euro sull’altra casellina e poi, in caso di rimostranze, cavarmela con un “oh, e che volete, mè so sbajato…”.
Poi mi viene il lampo di genio. Chiamo Alessia, ossia la giovane e brillante collega destinataria del mio documento.
“Alessia buongiorno sono Furio, scusa se ti disturbo ma dove li trovo i dati da scrivere alla voce 3? C’è un rendiconto individuale alla data odierna da qualche parte? Dove si può chiedere?”
Alessia mi stoppa subito “No, ma quello non lo devi compilare tu”
Io faccio la mia celebre risatina nervosa “Scusa, ma c’è scritto A CURA DEL RICHIEDENTE”.
E lei, impassibile “Si, c’è scritto, ma lo compilano quelli del fondo. Non preoccuparti, mandalo così. Piuttosto ricordati di passarlo allo scanner e mandarmi un PDF prima possibile che siamo quasi alla scadenza”.
Li per li sono rimasto soddisfatto: un problema di meno.
Ma poi mi è preso il nervoso. Possibile che in questo disgraziato Paese nulla sia certo, tutto sia variabile. Ogni regola, ogni direttiva, ogni previsione è passibile di interpretazioni, modifiche, personalizzazioni, eccezioni, emendamenti? Possibile che l’informazione per così dire “formalizzata” (dall’orario dei treni alle porte da cui scendere sugli autobus, dalle norme di evacuazione degli uffici alle garanzie dei cellulari) sia sempre da sottoporre allo “stress test” della pratica? Se dobbiamo prendere un autobus che ci porti a Bari piuttosto che a Casoria, non guardiamo gli orari per sapere quando arriveremo, ma chiederemo a chi già ha viaggiato sulla stessa linea quale sia il ritardo medio. Se dobbiamo calcolare il tempo di percorrenza di un tratto autostradale, non ci basiamo sui limiti di velocità ma sul numero di autovelox e tutor sulla tratta. Se la pubblicità di un conto corrente online ci garantisce un buon rendimento, prima di stipulare cercheremo di documentarci tramite giornali, amici e parenti, e in caso ci venisse detto che in realtà ci si rimette, non ci stupiremmo per niente ma diremmo compiaciuti “ah ecco…”.
Perché si, c’è scritto, ma…
...andrà a finire che ci saranno.
Che gireranno la notte con il dente avvelenato per aver passato una giornata intera a fare un lavoro di merda, pronti a trovare ogni scusa per menare le mani.
Che incontreranno un ragazzino che si sta facendo le canne e ne faranno un tetraplegico.
Oppure che troveranno qualcuno che ha una maglietta di un colore sgradito e non resisteranno.
Oppure ancora che incontreranno un delinquente vero e non un ladro di polli, uno di quelli che girano con una bella Glock in tasca.
Allora capiranno, come dice Eddie Bunker, "che chi non conosce la violenza non la teme, ma crolla non appena si scontra con essa".
Isomma adrà a finire che si spargerà del sangue evitabilissimo, seguiranno polemiche e accuse reciproche, e alla fine le ronde dovranno tornare nel cassetto dei sogni di chi propone soluzioni semplici a problemi complessi. Perchè la sicurezza è una cosa seria, da professionisti, non da improvvisati politicizzati.
Allora io dirò: io l'avevo detto.
Non è vero, proprio no, che dirmi come la pensi è stata una buona idea. Potevi starti zitto, a quel punto. A scanso di equivoci voglio che sia chiaro, una volta e per tutte: tu non puoi dirmi "nonostante la malafede che ha dimostrato io comunque ci parlo ancora perchè comunque il bilancio del viaggio è stato positivo". E non puoi dirmi che lo strano sono io: le abbiamo dato le nostre carte di credito per prenotare i voli più economici e ci ha prenotato i più cari per beccare la commissione (eh si, lavora in un'agenzia di viaggi ma questo non è stato un vantaggio per noi!). Ha prenotato l'albergo anche per lei usando le nostre carte, adducendo come scusa un fantomatico "sconto" che non è mai esistito. Ha pagato, sempre con i soldi nostri, una gita per tutti noi a quelle cazzo di Blue Montains che non si vedeva nulla dalla nebbia. Noi glielo abbiamo detto di non prenotare gite, volevamo goderci la cità. ma lei, con la scusa di farci una sorpresa, l'ha prenotata lo stesso e con i nostri soldi anche per lei. E questo è solo la metà di quello che ha combinato. E te dici "vabbè, sticazzi?" A questo punto lo sai che penso? Per la proprietà transitiva, penso che se tu sei così tollerante verso il ladrocinio e la malafede degli altri, lo sei anche verso la tua! E che quindi, in ultima analisi, anche tu se ti capitasse di fregarmi lo faresti comunque, purchè "il bilancio sia positivo" non è vero? Tanto sono io quello rigido, quello strano, quello malizioso. Ogni volta un aggettivo diverso per me. Ma non è il fatto di sentirmi giudicato che mi fa male. E' il fatto, semplicemente, che io non mi fido più di te. Non posso frequentarti stando attento a mettermi sempre i mocassini per non dovermi mai allacciare le scarpe, camminado con la schena attaccata alla parete e senza mai affacciarmi alla finestra e senza farmi mai cadere nulla. Non posso essere amico tuo. No, non abbiamo litigato. Semplicemente, mi hai perso.
(nella foto, la meravigliosa gita alle Blue Montains: a parte le due ragazze svizzere sulla destra, null'altro di bello da vedere!)

Mi mancava questo tipo di esperienza. Un grande concorso eno-gastromico internazionale su una piccola isola mediterranea; il servizio al tavolo, ai giudici di gara e agli invitati ed imbucati delle cene; la degustazione con 40 etichette da gestire da solo, i numerelli scritti col pennarello dorato, i frigoriferi al posto delle mastelle. Ho guardato manifestazione dall'esterno, pur essendo una rotella dell'ingranaggio: un ingranaggio poco oliato, che si regge sul volontariato, sulla passione che fa lavorare gratis la gente, sull'amore per il vino e, soprattutto, sulla buona volontà dei ragazzi della Scuola Alberghiera. I maschi, completo nero e camicia bianca, col cravattino, sembrano usciti da un film di Tarantino. Sono meno a loro agio delle colleghe, tra tavoli e pietanze. Le ragazzine, invece, con la camica bianca e il grembiule nero e l'incedere goffo su scarpe troppo eleganti sembrano tante Arisa. Molto meglio i ragazzi e le ragazze della cucina, con i loro immortali pantaloni a quadretti azzurri e le ciabatte da infermiere con le quali camminano decisamente meglio.
La porta del magazzino è socchiusa, la luce filtra fuori. Sento rovistare...magari stavolta becco quello che ci ha rubato una ventina di bottiglie: entro ed invece trovo lei, o meglio il suo modello in scala. "Cosa ti mandano a cercare?" Chiedo, e ancora devo capire perchè abbia usato quella frase anzichè il "cosa cerchi?". Lei si volta...si, lo sguardo è quello, o forse sono io che sto impazzendo e la vedo ovunque. Mi dice che il cuoco vuole i sottaceti, le indico dove sono le scatole, le prende veloce e mi ringrazia con un sorriso. Anche io le sorrido mentre la vedo uscire. Ci resto male perchè parla in dialetto. E anche perchè mi ha dato del lei.
Alla fine, in questa macchina difettosa gira. Non con particolare entusiasmo. Gli chef sono persi nel loro delirio artistico oppure troppo impegati a spiarsi uno con l'altro per la gara. Gli chef non mi piacciono quando lavorano, perdono il contatto col mondo. I ragazzi li guardano estasiati, però. A questo è arrivata la mia fiducia nel mondo, che mi sembra una scena incredibile un gruppo di quattoridicenni che pende dalle labbra di qualcuno che gli insegna il mestiere. "Per la serata di gala ho scelto di far fare servizio alle prime e alle seconde. Ho mollato le quarte e le quinte perchè non lavorano con lo stesso entusiasmo" mi confesserà poi il professore. E io, perfido, che insisto "Allora bocciateli"! "Nooo...con i tagli che ci sono non possiamo bocciare e rischiare che gli alunni non si iscrivano più!".
Non si è cambiata. Non vuole nemmeno mangiare con i compagni di scuola. La biondina bassina, con la faccia simpatica siede davanti al mare e piange. Non piange per un ragazzo. Piange perchè ha dimenticato la gonna nera in albergo e non potrà fare servizio con gli altri. tira su col naso ornato di un piccolo orecchino sulla narice. I drammi sono uguali per tutte le età, è la soglia del dolore che cambia. Poi si libera una macchina, miracolosamente, e una corsa lungo la costa e la giornata si raddrizza verso la stanca felicità della sera.
E poi c'è lui. Lui che è al vertice assoluto. Ho studiato sul suo libro, mi sono appassionato alle sue pagine. Ed eccolo li, in giuria. Uno che ha vinto il titolo di miglior sommelier del mondo quando io imparavo a scrivere. L'unico che conti davvero la' in mezzo, l'unico davvero umile. Averci potuto parlare a quattrocchi con piacere e un minimo di calma è stato il più bel risultato della spedizione. Farò tesoro dei suoi consigli, anche quelli che fanno male. Se proprio devo mettermi in discussione, che sia lui l'artefice!
La manifestazione è finita. Dopo 10 ore di lavoro, noi e loro saliamo sui pullman che ci riportano in albergo. Solo che noi siamo mezzi morti, loro urlano e giocano. Eppure hanno lavorato più di noi sommelier. E meno male, perchè a guardare la televisione sembrerebbero tutti intenti a cercare un posto in un reality. Loro, per adesso, sognano un posto nel palato della gente. Spero non cambino mai. Chi lo avrebbe mai detto che mi sarei riconciliato col mondo dei teen-ager?
Finalmente arriva! I giornali e il telegiornale unico (replicato su sei tv) già annunciano "l'emergenza caldo". Finalmente il "caldo killer" offrità ai nostri spaesati direttori una scusa buona per non parlare di disoccupazione, povertà, liti nel governo, inquinamento, edilizia abusiva ecc...ecc...
Non vedo l'ora! Non vedo l'ora di ascoltare l'intervista al solito professorone luminare che, con aria seriosa ed ammonitrice, ci ricorderà che col caldo bisogna bere in abbondanza, mangiare leggero, non uscire nelle ore di maggior esposizione solare, vestire con abiti traspiranti. Ci ricorderanno che sono a rischio "gli anziani e i bambini", categorie in genere dimenticate ma che salgono alla ribalta per l'occasione. Non per parlare di pensioni sociali o di asili-nido, assolutamente. Per ricordare loro di non prendere troppo sole, che fa male! : e io che pensavo che d'agosto, con 35 gradi, la cosa migliore fosse indossare un piomino d'oca con la salopette e correre per la città alle due del pomeriggio dopo essersci scofanati mezzo chilo di pajata e coratella innaffiata da fiumi di Cannonau, soprattutto se si ha più di 80 anni!
Non vedo l'ora di non pensare più alle guerre, alla non-politica italiana, all'inesistenza della sinistra, al pericolo della disoccupazione! L'estate è arrivata e per tre mesi almeno le notizie ci diranno prima di tutto:
a) Che d'estate fa un caldo boia;
b) Che peggio di così solo nel 2003;
C) Che col caldo si rischia di morire;
d) Che in città si cerca refrigerio nelle fontane;
e) Che in casa si accendono i condizionatori;
f) Che ci può se ne fugge al mare e le spiagge sono affollate!;
g) Che purtroppo esistono le zanzare;
h) Che la protezione civile è all'erta e che c'è un numero verde per chi vuole sentirsi dire che deve stare attento al caldo.
Finalmente un po' d'informazione seria, cribbio! Era ora.
Ed è tutto merito dell'estate che fa capolino. W l'Italia!
Si sta facendo strada, nella nostra società italiana, una nuova forma istituzionale: la monarchia assoluta elettiva. In pratica funziona così: ogni cinque anni si chiede agli elettori di scrivere delle crocettine. Come conseguenza di ciò qualcuno si mette al governo. Da quel momento in poi, chi sta al governo può fare il comodo suo: nessun’altra istituzione deve controllare, criticare, vigilare, fare domande. C’è il voto, nulla può contrastare tale dato. Si finge di ignorare che il sistema dei pesi e contrappesi tipico di una repubblica serve proprio a questo: che con la scusa del “consenso” si inizi a fare di tutto senza alcun controllo: la sovranità è sempre del popolo italiano, non è che viene ceduta con il voto. E gli altri poteri dello Stato (parlamento, magistratura) e gli organi costituzionali sono sempre espressione della sovranità popolare, visto che l’Assemblea Costituente che li previde non cadde dal cielo ma fu eletta. A prevenire questi concetti ci pensano i sondaggi sulla “fiducia”: se oltre al voto c’è un’ampia “fiducia” allora, a maggior ragione, nessuno può criticare e/o controllare: eh no! I sondaggi non mi danno nessuna garanzia, chiunque li faccia. I sondaggi non vanno scambiati per un’elezione giornaliera, sono dei semplici indici statistici approssimativi e manipolabili e hanno solo un valore indicativo, non sostanziale: nsomma, a me dei sondaggi ‘’mporta ‘na sega, conta il responso delle urne A PATTO CHE il governo che ne sia eletto si sottometta alle regole della Costituzione. Altrimenti diventiamo l’unica monarchia elettiva del mondo oltre al Vaticano.
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Ormai siamo alla schizofrenia: i giornali ci dicono un giorno la crisi è passata, un altro che sarà ancora lunga, un altro che sta per passare, un altro che il peggio è passato, un altro che il peggio deve venire. Secondo me occorrerebbe vedere i fatti in prospettiva storica. Facciamoci alcune domande:
a) “da quanto tempo è difficile trovare lavoro anche per una persona molto istruita?”
b) “da quanto tempo i figli hanno peggiori prospettive lavorative e di qualità della vita dei padri?”
c) “da quanto tempo lo stato sociale viene tagliato”?
d) “da quanto tempo fare i figli è un lusso?”
e) “da quanto tempo l’inflazione si mangia i salari”?
f) “da quanto tempo le condizioni oggettive e soggettive di lavoro non fanno che peggiorare?”
g) “da quanto tempo il precariato e il lavoro nero sono la norma per i giovani”?
h) “da quanto tempo la borsa si gonfia e poi esplodere facendo gridare tutti alla bolla speculativa”?
Tutte queste domande hanno una sola risposta: dall’inizio degli anni ’70. Poi ci sono periodi che va un po’ meglio, periodi che va un po’ peggio, ma la “crisi” è da allora che esiste e non finirà se non con una terza guerra mondiale oppure con un cambio del modo di produzione. Il sistema basato sulla schiavitù, ad esempio è durato migliaia di anni, e sicuramente ai costruttori della piramide di Micerino sembrava l’unico modo possibile come del resto a noi adesso sembra il capitalismo. Poi però è cambiato, come è cambiato il sistema feudale con la servitù della gleba e quello mercantile.
Perché dovrebbe essere eterno questo sistema basato sul lavoro salariato?
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Credo che ormai il dibattito politico sulla questione della “sicurezza” sia diventato noioso e stantio.
La mia impressione è che si sia scoperto che amplificare le paure individuando dei colpevoli (i clandestini) e far finta di risolvere il problema con azioni tanto roboanti quanto inutili sia un modo di accaparrare voti. Anche qui, facciamoci due conti: la legge che regola i flussi migratori l’ha fatta il centro-destra. Si chiama legge Bossi-Fini (Capito? Bossi fini, non Bertinotti-Pecoraro o Angius-Di Pietro. Bossi-Fini) ed è in vigore dalla metà del 2002. Sono quindi 7 anni. Guarda caso, in 7 anni che questa legge vige, il problema dei clandestini-criminali (che tanto è la stessa cosa, sembrerebbe) è “sempre più drammatico”. Quindi, la legge non funziona. Quindi Bossi e Fini hanno sbagliato. Oppure, maliziosamente, l’hanno fatto apposta a fare una legge che non risolve il problema, puramente di facciata. In modo tale che il problema dell’immigrazione clandestina continui a spaventare gli italiani, garantendo un bel po’ di voti “ad libitum”. Oppure, ancora, sono fenomeni sui quali le leggi possono ben poco in presenza di guerre nel terzo mondo e diseguaglianze della distribuzione della ricchezza tra i popoli e i nostri governanti lo sanno benissimo ma fanno finta di non saperlo. Però fare leggi che facciano la faccia feroce e rimbarcare qualche barcone sotto elezioni può essere utile ad accaparrare i voti della gente impaurita dalla criminalità e terrorizzata dalle televisioni. Il problema non si risolve, ma qui non è quello che conta. Prima o poi la cosa dovrebbe emergere.
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Infine,
“ sti mari vai, ‘sti pesci peschi”.
Mi spiego meglio: su alcune tematiche, quali ad esempio le politiche verso gli immigrati, i diseredati, i poveri, ma anche sulla partecipazione a guerre e guerricciole
Allora perché contro una parte si sentono sempre ruggiti e contro l’altra solo miagolii?
Addirittura abbiamo dovuto ascoltare un miagolio sulla “sobrietà” che l’uomo politico deve avere nella vita privata. Perché, scusate, ma due anni fa Berlusconi si poteva definire “sobrio”? Ve ne accorgete adesso? Poi miagolate per le politiche d’immigrazione che sono razziste: e che la lega sia un filino razzista è una notizia dell’ultima ora o si sa da una ventina d’anni? Insomma, capisco che vi servono i soldi per le vostre scuole private, ma magari la prossima un po’ meno “Ruinismo” potrebbe evitarvi qualche brutta sorpresa…

Insomma: quando governava l'altra parte questi episodi erano colpa del lassismo della sinistra. Adesso è colpa della Fiction, che genera fenomeni di emulazione.
A questo punto mi viene in mente una barzelletta che ci raccontavamo quando eravamo bambini:
"Un bambino credeva di essere Jeeg Robot, si è buttato dal quarto piano facendo una capriola e si è sfracellato; hanno arrestato la madre perchè non gli ha lanciato i componenti!"
(per tutti i nati dopo la metà degli anni '70: se non capite guardatevi 'sto video verso il 30° secondo...)
Anche io ho sofferto!
Ho sofferto
come un cane per
quasi tre quarti d'ora!
(Adolfo Celi - Dott. Sassaroli- in "Amici Miei")
Lei sorride metre divora una margherita nella metà del tempo che ci metto io, che pure sono veloce. Si parla del più e del meno. Si parla di gente che sta male per qualcuno che nemmeno si conosce bene. E lei se ne esce fuori con una citazione:
"Come dice Charlotte di Sex&The City, si può stare male per un uomo al massimo per la metà del tempo che ci si è stati insieme".
Non so perchè ma 'sta cosa mi colpisce. Ci rifletto, mi sembra una frase geniale, azzeccatissima. Certo, prescinde completamente dal concetto di "intensità" del rapporto (concetto invece mirabilmente evidenziato dalla citazione in testa, per chi ha visto la commedia in parola) ed inoltre algi estremi forse fa acqua (dopo 20 anni con una persona si è autorizzati a soffrirne 10? ma anche no!). Fornisce però un rapporto oggettivo, un parametro certo di comportamento efficace. Lo ripeto sempre: ci si ubriaca scolando la bottiglia, non leggendo l'etichetta. Viste sotto quest'ottica le peggiori sofferenze del passato diventano piccole e paradossali: topolini che hanno partorito montagne.
Forse aveva ragione Homer quando sosteneva che "le soluzioni dei problemi non si trovano in fondo a un bicchiere ma in TV".
...io su 4 volte che sono stato davvero male, 3 avevo trasgredito alla legge di Charlotte. Ditemi per favore che voi state peggio di me!
Concerto del 1997: Innamorato. Innamorata. Maglietta bianca. Pancia. Desiderio. Contatto. Ormoni a mille.Un callo da paura e acqua che vola. Vorrei solo lei e invece migliaia di persone. E la mia amica V. chi si incazza perchè per prendere lei abbiamo fatto un giro della madonna. MA lei era la mia ragazza. E io macchine non avevo.
Concerto del 2001: Tu -Tutina jeans e maglietta bianca, sonno a mille. Io la maglietta del mio viaggio in Spagna, con la scritta araba. Saliamo sul treno e partiamo: quel concerto da fare insieme, per stare assieme. C'è una foto che ci ritrae: sdraiati sul prato, rincoglioniti il giusto (lei dal sonno, io dalla fifa che annegavo con una Gauloises rossa dietro l'altra). Non ricordo chi suonò, lei i gruppi li conosceva, io no. Ecco, i La Crus, loro c'erano. E l'ho anche presa sulle spalle quando suonavano, le foto storte fatte da lassù sono a testiomoniarlo. Torniamo a casa presto, non avevo la macchina: sarebbe forse stato meglio andare la sera in auto, meno caldo e i gruppi più cool. Ma io non ero andato ne' per la musica ne per il clima. Lei? Boh? La prossima settimana glielo chiedo.
Concerto del 2005: Alla fine l'ha portata. Lei ad un concerto Rock! Chi l'avrebbe mai detto, che botta di culo! Sarai una stronza ma che amica che c'hai, sono l'uomo più fortunato della terra! Stavolta in macchina, con la mia. Il tempo di fiondarsi nella folla e nella canicola, di ammirare i suoi seni dietro la maglietta rosa, di ascoltare Jannacci (possibile che piaccia solo a me?) che già vogliono uscire: un bagno ed un kebab. C'è folla, allungo la mano verso la sua, non vorrei che si perdesse: MAGIA, INTRECCIO DI DITA. LA folla finisce, il contatto no. Imbarazzo e felicità. Fila al cesso, e attaccano "imparare dal vento" mentre siamo lontanissimi. C'è chi è triste, io sono al settimo cielo. Prendo coraggio e le chiedo il numero (si, perchè io sono uno di quelli che deve prendere coraggio per chiedere un numero). Sarà il numero più usato della mia vita, e quello che chiamerà di più il mio. Per poi...
Concerto del 2009:
Telefonata n°1:
K -Che fai stai a venì co' noi?
F- No, sto andando al concerto!
K - Ma che cazzo, davvero?
F- Si..
K - Aho, sei vecchio! C'hai quarant'anni, guarda che te pijano pe' pedofilo, mica c'hai 15 anni!
F : Eh ma io ho 15 anni dentro!
K : mavvaffanculovà...
F: Vabbè c'è altro?
K: se beccamo domani?
F: domani sicuro!
K; però domani non ci sono io, sto fuori
F: ecco, stai fuori, l'hai detto...
K: Casomai se beccamo dopo
F: si si ok ciao
K: ciao bello!
Esco dalla metro. Facce tirate. Pelli intatte. Ragazze belle e giovani. Ragazze belle in quanto giovani. Mi accorgo che sono 12 anni che faccio un concerto ogni 4 anni e che questo sarà l'ultimo. Ovviamente mi sbaglio.
Telefonata 2
Fr: Cicci dove cazzo sei Finito?
F: Sto a Re di Roma.
Fr: Ma non facevi prima da Manzoni?
F: Eh si ma Manzoni è chiusa, mia cara!
Fr: Azz...è vero! Allora muoviti, ti aspetto qua! Ci vediamo dal fioraio vicino Coin?
F: Ah si ho capito.
Fr: senti ma qui c'è già un casino immane, non si passa in nessun modo! Deve essere per colpa di Vasco!
F: O degli After? Eh aspetta, che decidiamo...
Fr: ma se ce lo vediamo davanti In TV sulla poltrona davanti a una birra ghiacciata?
F: Aspetta che decidiamo.
Fr: Ok andiamo a Via Gallia allora!
F.: Aspetta che....