(ISO 400, F 5.6, 1/320)
Mi rendo conto, a volte, di essere un soggetto un po' peculiare. Sta di fatto che, nella mia vita, ci sono delle frasi che echeggiano nella mia mente: locuzioni semplici, efficaci. Situazioni anche banali, che però, per qualche arcaico motivo, ricordo da anni e, in determinate situazioni, ricorderò per tutta la vita. Ogni volta che si presenta una situazione simile. Il fatto curioso è che non sono legate a momenti particolarmente tristi o felici, o intensi. Vai a capire. Facciamo qualche esempio:
Lavoro finito: Quando ero militare, un giorno, mi toccò di togliere aghi di pino dalla strada asfaltata che conduceva al comando. Dopo un'oretta di lavoro, avendo fatto il possibile sulla mia area di competenza, me ne andai verso una meritata (pensavo) libera uscita. Dall'alto della collina mi chiamò il caporale B. (un affare alto due metri con una voce roca e potente) "Furioo, hai finito il tuo lavoro?" chiese con tono inequivocabile (che diveva: non hai fatto un cazzo).
Io dissi di si ma me ne andai, sentendomi in colpa. Da allora, quasi ogni volta che esco dall'ufficio dopo le 8 ore canoniche, sento quella voce che mi urla "Furioo, hai finito il tuo lavoro?".
La mentalità cambia: durante il memorabile viaggio in Spagna del 2000, venimmo fermati da una pattuglia sull'Aurelia. I carabinieri passarono un'ora a convincerci a tirare fuori eventuali sostanze proibite, minacciando perquisizioni, forse traviati dalle nostre facce "patibolar-chic". Noi tenemmo duro da veri innocenti (ehm...) quali eravamo. Il carabiniere ci laciò andare verso nord ma ci ammonì: più si sale più cambia la mentalità, state attenti! Ed ecco che domani, che prenderò un treno verso l'Emilia, sbarcato in Padania ricorderò sicuramente a me stesso "Più si sale, più cambia la mentalità, attento..."
La bambina e le scarpe: Tornato dalla Spagna iniziai a fare la spola tra il mio paese e Roma per portare i capitoli della tesi al professore. Un sabato mattina il treno fece tardissimo, e, pur esssendo partito alle 7,20, non arrivai prima delle 11, a ricevimento concluso. Incontrai il professore sulla porta dell'ufficio, che stava chiudendo. Mi vide e sospirò, riaprendo la porta "però la prossima volta alzati prima!". Io risposi "Ma lo sai a che ora mi sono alzato io? alle sette meno un quarto" non accorgendomi dell'involontaria citazione di Guzzanti. Il prof se ne accorse e soggiunse "E la bambina ha vomitato nelle scarpe...". Da allora, ogni santa volta che qualcuno si lamenta per essersi alzato presto, non posso non pensare, e spesso dire "...e la bambina ha vomitato nelle scarpe". Vorrei smettere, faccio figure di merda ogni volta che lo dico, proprio non posso.
Never Just Inculed: Antonella aveva appena lasciato Simone. Antonella e Simone vivevano assieme, col gatto Matisse. Simone vuotò casa, mesto e desperado, e noi gli demmo una mano. Poi venne Antonella, indifferente, e si prese le sue cose. La sera però ci sarebbe stata una cena, e Antonella sapeva che ci sarebbe stato Simone, che soffriva per lei. Noi glielo dicemmo: stasera vieni anche se c'è Simone? E lei si, certo..."Never just inculed".
Da allora Never Just Inculed è la frase della mia vita. L'unica che vale sempre.
Ci sono alcune battute che non sono battute. Sono movimenti automatici della lingua, seminvolontari, come il braccio teso del Dottos Stranamore, che, nonostante la collaborazione con gli americani non riesce proprio a non far partire il suo saluto di tanto in tanto. Sono dei Tic dell’umorismo, ultima risorsa delle persone a-umoristiche, che sono così pensano di far ridere. In realtà denotano tristezza, grigiore, pigrizia mentale.
Elenchiamo, tassonomizziamo, stigmatizziamo a dovere. Per il bene di tutti.
Ecco quello che non si fa:
Ecco qui il mio piccolo florilegio di umorismo d’accatto. E voi? Quali frasi di umorismo d’accatto utilizzate? Siete mai caduti in qualcuna di queste?
Fateme sapè.