Il lato più interessante di te, lo dico tanto per non parlare del solito sguardo, era che eri una divertita spettatrice della tua vita. Nulla sembrava davvero importante per te, poche cose erano importanti in una qualsiasi misura. Ridevi, sorridevi e ascoltavi il neomelodico. E ascoltavi me. Nient'altro. Non bevevi una goccia d'alcool, non avevi mai fumato nemmeno una sigaretta in 24 anni, niente rovinava la seta della tua pelle. A pensarci bene, la tua principale tristezza era di non avere tristezze, il tuo più tremendo vizio era di non avere alcun vizio.La banalità del bene. Ecco cosa ti fregava. Perchè, cazzo, mica eri sovrumana. Avrai avuto pure te le tue lune storte, avrai avuto pure te i tuoi demoni che ti perseguitavano la notte. Anche tu ti sarai trovata almeno una volta nella vita a muovere l'acqua con le mani pensando al nulla. L'hai fatto o no? E allora cosa simulavi? Dai lo so...sto facendo la volpe e l'uva vero? Che ci vuoi fare? Eri molle e con poco sapore come una mollica di pane. E come una mollica di pane mi sei andata di traverso. Ma resta il fatto che il pane eri tu. A volte non capisco come e quando ti abbia persa. A volte mi chiedo come posso pensare di averti persa se non ti ho mai avuta. Perchè non si può dire di avere una persona se non la si vede piangere almeno una lacrima. Almeno una volta.

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Stavolta non vi tedio con la descrizione delle mie foto da Praga. Voglio provare a lasciare chi osserva libero di dare la sua interpretazione. Lascio solo i titoli e i dati di scatto per gli amanti del genere. Solo una nota: non prendetevela con me: Praga è bella ma cupa. I titoli sono in inglese perchè per 5 giorni non ho parlato nessun'altra lingua.

My Way
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Under the bridge
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The Signal
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A moment in Space
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Old Archive
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Reincontro I - A. il conte
Mi sono mantenuto studi e vacanze per 4 anni lavorando nella tenuta di un conte come guardiano. Tipo l'amante di Lady Chattereley, solo che non c'era nessuna donna bella e svilita da far risorgere, ma invitati ai matrimoni da sorvegliare. E poi c'era lui, il conte, giovane, bello, capelli lunghetti, lentiggini, tratto aristocratico, quello si. Smpre con l'aria svampita e lo guardo vago, che i maligni attribuivano all'uso scostumato di dorghe. Arrivava nella tenuta con la sua Ferrari blu, guardava, criticava, dava consigli, era rompiscatole con tutti i guardiani tranne che con me. Io non so perchè gli ero simpatico. Il giorno della mia laurea avevo un matrimonio in calendario e nonostante la pesantezza della situazione (mi ero alzato tipo alle 5) ero comunque al lavoro. Quando lo venne a sapere mi chiamò per radio dicendomi "dobbiamo festeggiare". Ricordo vagamente, ma piacevolmente quello che successe di li in poi: disse al mio capo di non contare su di me che avevo un impegno e mi portò a casa sua. Della sua casa ricordo poco: corna di cervo appese ovunque, molti trofei di caccia, spazi amplissimi inconcepibili per una casa borghese. Stappo' una bottiglia di Ferrari Rosè e ce la scolammo in due, parlando di donne, di università, di vita. Scoprii una persona profonda e un po' triste, ci misi un attimo a vincere il pregiudizio da Rivoluzione Francese che fino a quel momento avevo nei suoi confronti. Sembrammo vecchi amici, fino al mattino seguente, ossia 5 ore dopo. Poche volte in vita mia ho parlato così a lungo e così bene con una persona, e non era solo merito del Ferrari.
L'ho rivisto ieri, ad un matrimonio nella sua tenuta al quale eravamo invitati sia io che lui. Mi ha riconosciuto al volo, dopo 7 anni, e anche io l'ho visto subito: un po' di rughe in piu' e l'aria vagamente dimessa. Ho notato con un certo sgomento il mezzo centrimetro che il collo della giacca lasciava al collo della camicia sulla nuca, sinonimo di un sarto poco attento, roba da non credere per uno come lui. Ma lo sguardo è lo stesso e la verve ironica non è cambiata: all'amico buontempone dello sposo, che girava con la telcamera per fare interviste, abbiamo fatto credere di essere due imbucati e quello, visto che era mezz'ora che ce ne stavamo per conto nostro a mangiare carote intinte nel pinzimonio, ha avuto qualche sospetto...
Reincontro II - M, il bullo
Quando inziai le scuole medie non dicevo parolacce, non avevo amici, ero convinto che fosse un peccato mortale fumare una sigaretta prima dei diciotto anni, non mi interessavo minimamenti di cosa mi mettevo addoso (e mia madre mi vestiva con gli scarti dei miei cugini piu' grandi) venivo da una famiglia molto umile economicamente, non giocavo bene a calcio ma a scuola ero bravissimo e mi piaceva studiare. Ovviamente finii preda dei locali bulletti. Tra questi, il piu' celebre era lui, M. diciassette anni, in seconda media. La leggenda narrava di lui: Fumava di tutto, non andava mai a scuola, molestava chi li capitava a tiro, faceva atti osceni in classe, aveva minacciato la bacchettona pofessoressa di musica di picchiarla con la catena del motorino se non l'avesse lasciato perdere. Le sue gesta, forse anche amplificate, correvano di zainetto invicta in zainetto invicta, e per tutti divenne un mito. Solo che, per noi nerd, era una vera sciagura, visto che non perdeva occcasione per sfotterci. Ricordo che io entravo a a scuola sempre in ritardo e uscivo di corsa per evitare di incontrare lui e gli altri bulli della scuola, grossi e violenti.
L'ho rivisto un paio di anni fa. Stavo andando a lavorare, ero appena sceso dalla metro e vidi che mi salutava. C'è una strana convenzione che fa in modo che chi abita nello stesso paese se si incontra a Roma si saluta comunque, anche se nel paese ci si ignora. Lui era vestito di verde col cappelletto: era usciere d'albergo. Mi venne istintivamente da riudere: vedere in divisa il ribelle per eccelleza era troppo gustosa come cosa. Lui vide me col mio completo di sartoria, la camicia coi gemelli e i gemelli d'argento, le scarpe di campanile, lo Speedmaster al polso e la 24 ore in pelle. Mi chiese che lavoro facessi e io glielo dissi.
"Beh, vedi, - disse a quel punto - quando eravamo a scuola sembrava che tu fossi il fesso perchè studiavi e che io ero il figo. Vent'anni dopo si è capito che era il contrario".
Mi tese una mano che strinsi con piacere, anche se mi porterò nelal tomba il dubbio che in realtà si trattasse solo dell'ennesima presa per il culo. Ma a me sembrava sincero.
(vado a Praga per lavoro 1 sett. ci si becca tra un po'..ciaoooo)
(Colonna sonora obbligatoria)

Ritornerà il lugubre fascino retrò delle divise. Ritorneranno le orchestre che suonano valzer di autori russi e austriaci per far ballare gli ufficiali e le
pietose dame crocerossate, che brinderanno alla futura vittoria nelle loro fragili coppe colme di Krug del 2010: "una grande annata, meine dame, l’ultima prima che il grande caldo distruggesse ogni acino di chardonnay e pinot noir sulla faccia della terra".
Già li vedo, i baffuti e compiaciuti generali, col petto invaso di medaglie da scrivania e le delicate terga poggiate su selle in cuoio pregiato, imbrodarsi di retorica mentre osservano i soldati, allineati e coperti, che marciano e sorridono, tutti figli della stessa madre e convinti di essere i carnefici della storia. Attenti a…sinis! Passo! Salutano verso i gallonati, verso il loro potere, il loro conto in banca, il loro elmetto chiodato. Cantano pensando al rancio speciale dopo la sfilata e temono solo il caldo. Non sanno che appena arrivati al fronte spariranno le marcette trionfali e gli anfibi lucidi per far posto al sibilo delle granate e alla vigliacca pioggia di piombo degli sharpnel, e il loro stanco strisciare di scarponi infangati farà da sottofondo alle canzoni del fronte, quelle che fanno cadere l’ultima battuta sempre sullo stesso piede per mettere al passo la scoglionata compagnia, quelle canzoni dalle strofe varie e dai ritornelli fissi, quasi ossessivi. Si immoleranno all’ossimoro di costringere qualcuno ad essere democratico. In realtà, distruggeranno impianti produttivi in eccesso, permetteranno di riedificare sulle macerie di un mondo troppo edificato, creeranno nuovi bacini ricettivi per l’inondazione di merci che sola garantisce il profitto, assicureranno le residue fonti di energia al più potente tra i fratelli nemici scesi nell’agone. Ma nelle loro coscienze lo faranno per vendicare i morti di una nave affondata, di un palazzo distrutto, di un aereo abbattuto, di una città asfissiata.
L’aviatore dagli occhi cerulei, lontano dal fango, nel freddo della cabina del suo vecchio ma finalmente utile Messerschmitt, batte le ali per salutare la compagnia
marciante, sognando le vittorie del barone Von
Richtofen, la sua croce azzurra pour le merite, le sue donne. Sfreccia sui tetti delle case, ancora per poco inviolati. Il rombo dei reattori dell’elegante caccia ammonisce le masse: la festa è finita, buttate l’Ipod e a andate a cercare in soffitta la radio a valvole, in bachelite o legno intarsiato che sia, che vi racconterà della patria, dell’onore, della libertà da difendere, della democrazia minacciata, mentre il grammofono rimesso a nuovo intonerà le note della nuova Lili Marleen. Dopo novant’anni, stesso mistero e stesso fascino, ma occhi diversi. A mandorla.

Questa "single life" si sta dimostrando gravida di gioiose scoperte. Una risale a ieri sera, quando mi sono piombati in casa due cari amici per inaugurare la mia permanenza a casa, per festeggiare il compleanno di uno dei due, per sollevare l'altro che è stato lasciato dalla ragazza ed è allegro come un tacchino la vigilia di Natale.
Finalmente ho capito! Ho capito perchè ogni volta che gli ospiti dicono "ti diamo una mano a mettere a posto", il padrone di casa si affretta a dire "no no ma ti pare, faccio tutto io domattina!!". Finalmente ho capito, perchè l'ospitante rifiuta con decisione, quasi offeso, un aiuto che, potenzialmente, può evitargli di dover fare un culo come una fogna di Calcutta il giorno dopo. L'ho scoperto grazie ai miei due amici venuti a cena ieri sera...il motivo è che a un certo punto non ne puoi più, e non vedi l'ora che tutti se ne vadano per riposarti! Il terrore che tutto degeneri nel "rimaniamo fino all'alba a farci due chiacchiere" è superiore a quello di doverrassettare tutto il giorno dopo. Prima si dorme, poi si vive.
E ce voleva tanto a capirlo...?
ah dimenticavo....altra gioiosa scoperta (Grazie a Giulia) ...o metti l'ammorbidente o giri con il cartone addosso modello "uomo sandwich"...
P.S. Non temete, a breve torneranno post di un certo livello...il tempo di sistemarmi...
Alla fine ho deciso di uscire dal club dei "Bamboccioni". Non si poteva più fare. Non si poteva più, come spesso dico, continuare a prendere le scarpe di Campanile dalla stessa scarpiera dove prendevo i sandaletti di plastica, trasparente e rossa, trent'anni fa.
Ovviamente, nelle intenzioni non sarebbe solo la casa che dovrebbe cambiare.Tendo a considerare il trasloco un punto d'arrivo delle vagonate di sbagli fatti nella vita. A volte penso che gli sbagli non esistano: i miei sbagli sono tutte cose sacrosante mentre li commetto, e solo in una successiva fase assumono le sembianze di "errori" con il corredo di (perlopiù inutile) "esperienza". In ogni caso è raro che sbagli sapendo di fare un errore e comunque dopo sono ancora in piedi, vivo e calciante, pronto a radunare i miei rari ma ficcanti rimpianti e tenerli da una parte, come ora che mi lancio verso un avvenire che si preannuncia movimentato e fantasioso...comunque sarà VITA. E per uno come me, che qualche anno fa fa si alzava dal letto chiededosi come mai si fosse svegliato, devo dire che non è poco. Il resto lo dice bene Fossati...
E di nuovo cambio casa
di nuovo cambiano le cose
di nuovo cambio luna e quartiere
come cambia l'orizzonte, il tempo, il modo di vedere
cambio posto e chiedo scusa
ma qui non c'è nessuno come me.
E stasera sera do a lavare
il mio vestito per l'amore
cambio donna e cambio umore stasera
e stasera voglio uscire
che mi facciano parlare
voglio ridere e voglio bere
io stasera cambio amore
è tutto qui.
Ma sapere dove andare
è come sapere cosa dire
come sapere dove mettere le mani
e io non so nemmeno se ho capito
quando t'ho perduta
qui fioriscono le rose
ma dentro casa è inverno e fuori no.
E vendo casa per un motore
la soluzione è la migliore
un motore certamente può tirare
la mia fantasia un po' danneggiata
e da troppo parcheggiata
e poi cambiare casa
come cambiano le cose così.
E gira, gira e gira, gira
si torna ancora in primavera
e mi trova che non ho concluso niente
io l'amore l'avevo in mente
ma ho conosciuto solo gente
e posso solo andare avanti
fintanto che nessuno è come me.
E gira, gira e gira, gira
si torna ancora in primavera
e scopro che non ho capito niente
e allora io stasera do a lavare
il mio vestito per l'amore
cambio donna e cambio umore
cambio numero e quartiere
fintanto che nessuno è come me.
I tuoi occhi sembravano usciti da un manga giapponese. Azzurrissimi, mi fissavano. Ti sei girata verso me al primo luccicare d'acciaio. Le tue mani cercavano le mie, mi invitavano a perdermi dentro due acquamarina che con poca fantasia prima ho chiamato occhi. Ovviamente cedetti. Tra di noi qualcosa di impossibile, oltre le nostre uniformi bianche e bourdeaux. A' la volèè, mon cherì!
Intanto intorno a noi stappavano bottiglie di Berlucchi Millesimato col sabrage, questo riutuale antico che forse risale all'epoca napoleonica, per festeggiare grandi e piccole vittorie. Tintinnare di sciabole su vetro, ora come allora.
Solo che a distanza di 200 anni non sono sono più bellicosi ufficiali francesi ad officiare, ma pacifici sommelier italiani .
Solo che, come vedi, un taglio netto a volte è indispensabile, sai?
Solo che...
A Milano ho beccato un tassista esperto di automobili. Non è un'ovvietà: in genere i tassisti amano atteggiarsi a tuttologi ma parlano poco volentieri di viabilità ed automobili, forse hanno la nausea. Invece l'ultimo, preso verso Linate, era informatissimo. “Guardi questa”, mi dice indicando il volante della sua Mercedes: “ le serie 200 degli anni '80 arrivavanno anche a un milione di chilometri: questa a 300 mila crepa, ma io sono contento: mi sa che per quella data sarà ora di sostiutirla con una Toyota ibrida: fanno anche 20 al litro nel traffico urbano, i miei colleghi che la usano sono soddisfattisimi: certo, il bagagliaio è un po' piccolo e la macchina è bruttina, ma miglioreranno”. Eh si, in effetti, Milano pullula di taxi ibridi: si avvicinano silenziosi, sembrano spenti: eppur si muovono! (scusa Galileo). Hanno un motore elettrico che si ricarica come una dinamo usando quello a benzina: nel traffico possono usare anche solo quello elettrico che viene azionato alle basse velocità. Sta di fatto che le emissioni sono zero, ma il tassista non pensa a quello: pensa a quanto è arrivata la benzina, ed ha paura per le sue tasche. Per questo si compra un macchina bruttina e ancora scomoda. Per questo la Toyota, incoraggiata dalla diffusione della Prius, sta pensando di convertire tutto il parco auto in macchine ibride entro il 2020. Tra qualche anno avremo macchine, con motori elettrici plug-in (ossia che si ricarcano anche dalla presa di corrente) emissioni pari a zero e autonomia di centinaia di chilometri con il solo motore elettrico (contro i 5 km attuali) ma soprattutto con i pannelli solari sul tettuccio: parcheggiare l'auto al mare il giorno di ferragosto equivarrà a fare un pieno, forse.
“tempo otto anni” mi dice il tassista “tutti noi avremo macchine con energie alternative: qui non si può continuare ad usare benzina e gasolio: il guadagno è troppo poco”.
Questo è il punto: dove non può la cultura ecologica può il portafogli: il costo alle stelle del petrolio stimola comportamenti virtuosi, sia da parte dei consumatori che da parte delle industrie: adesso è tutto un fiorire di ricerche e modelli alternativi, tutti meno inquinanti e più efficienti delle macchine tradizionali. “Le industrie hanno dormito sugli allori del petrolio per decenni – aggiunge – solo ora che rischiano il crollo delle vendite iniziano a sfornare i progetti alternativi che magari già avevano nel cassetto”. Il tassista ha ragione.
Franco è un dirigente. Franco è un dirigente capace ma dai modi molto spicci, forse troppo per me. Franco amava correre con la sua BMW in autostrada, 180 all'ora come velocità di crociera. Franco ora corre di meno. Stavamo commentando proprio questo in una recente cena di lavoro: “Fra, c'è una riduzione del 40% della mortalità autostradale negli ultimi 6 mesi, il tutor funziona”. E Franco, sornione: “Boh? Eccheccazzo ne so? Tutor o non tutor, io ho arzato er piede cheddamò: co' quello che costa 'a benzina conviene annà piano!”.
Ecco, se ancora avevo qualche dubbio ora ne sono certo: la benzina costa ancora troppo poco. Mi dispiace per chi ci lavora, per chi è costretto a lavorare col mezzo privato. Magari lo Stato si dovrebbe inventare qualocosa per loro. Ma la benzina alle stelle sta facendo per l'ambiente più di mille protocolli di Kyoto, e ci sono effetti benefici in settori che nemmeno immaginavo: tipo gli incidenti. Prendere i mezzi o la bicicletta per andare al lavoro non è più una fissa da nerd ma inizia ad essere considrata una gran “paraculata”. Era ora. L'uomo capitalistico non fa cose intelligenti perchè è giusto farle, ma perchè non gli conviene più fare quelle stupide.
The man in me

Bob Dylan, singer/songwriter, New York City
©1999 Richard Avedon
The man in me will do nearly any task,
And as for compensation, there's little he would ask.
Take a woman like you
To get through to the man in me.
Storm clouds are raging all around my door,
I think to myself I might not take it any more.
Take a woman like your kind
To find the man in me.
But, oh, what a wonderful feeling
Just to know that you are near,
Sets my a heart a-reeling
From my toes up to my ears.
The man in me will hide sometimes to keep from bein' seen,
But that's just because he doesn't want to turn into some machine.
Took a woman like you
To get through to the man in me.
Copyright © 1970 Big Sky Music
L'uomo che è in me
L'uomo che è in me farà quasi tutto
e c'è qualcosina che vorrebbe chiedere come ricompensa
prendo una donna come te,
per entrare in contatto con l'uomo che è in me...
Nubi di tempesta si addensano attorno alla mia porta
mi dico che non potrei accettarlo ulteriormente
Prendo una donna col tuo carattere
per trovare l'uomo che è in me
Ma che meravigliosa sensazione!
Solo sapere che sei vicina
rende il mio cuore annaspante,
dalle punte dei piedi fin su alle orecchie.
L'uomo in me alcune volte si nasconderà dalla vista,
ma solo perchè non vuole trasformarsi in qualche macchina
Ho preso una donna come te
per entrare in contatto con l'uomo che è in me.
Traduzione By Furio (e quindi passibile di errori)
È possibile, ma non certo, che il prossimo mese la Bce decida un modesto aumento dei tassi di interesse», per contrastare l'ulteriore intensificarsi delle pressioni inflattive.

Mi sembra palese: ormai questo signore è un po' in confusione. Oppure ha capito tutto, ma sta alla disperazione, le prova tutte. Insomma, riannodiamo un po' i fili.
L'inflazione,detta anche giornalisticamente carovita, “ha rialzato la testa”. In realtà è dal 2002 che di abbassare la testa l'inflazione non ne vuole proprio sapere. Con l'inflazione non ci rimettono tutti: ci rimettono solo i lavoratori dipendenti, e i piccoli imprenditori. Ma nel frattempo i vari rentier, chi vive di rendita, tipo chi si affitta le case, si fa ricco. La conseguenza è che la domanda di beni e servizi, in Europa, è piuttosto depressa. Se uno non ha i soldi per fare il pieno difficile che pensi ad un'auto nuova o a una bottiglia di Brunello. In teoria la carenza di domanda dovrebbe far abbassare i prezzi...e invece continuano a crescere. Continuano a crescere perchè siamo in un caso di inflazione importata. L'inflazione deriva dall'aumento del costo delle materie prime, petrolio e alimentari in primis.Il costo sale sia per via dell'aumento della domanda mondiale dei beni (per il piccolo, trascirabile fatto che qualche miliardo tra cinesi, russi e indiani inzia a desiderare un'alimentazione più decente e di girare con la macchinina come noi) ma anche per via dell'attività speculativa in derivati. Su questo tema, molto delicato, non si parla molto. Ma è un meccanismo molto semplice: in borsa si può scommettere sul prezzo delle materie prime (alimentari, idrocarburi, ma anche cotone, ferro, rame) esattamente come all'ippodromo si scommette sui cavalli.Con la differenza che all'ippodromo, se tutti puntano su un cavallo non è che per questo il cavallo correrà più veloce. Invece, in borsa, se tutti puntano sul prezzo del grano e del petrolio, il prezzo del grano e del petrolio inizia a correre di più davvero. Insomma, mentre nell'ippica si scommette sul cavallo che si prevede essere il più veloce, in borsa si scommette sul cavallo che si prevede sarà oggetto di maggiori scommesse da parte degli altri scommettiori. La borsa è il trionfo delle profezie autoavverantesi di junghiana memoria. Ma torniamo a bomba. Quanta parte dell'aumento del costo dei petrolio e degli alimentari sia dovuta a manovre speculative in derivati e quanta sia dovuta alla pressione della domanda non è dato di sapere. E' arduo da misurare e se lo misurassero non lo direbbero certo a noi coglioni, perchè ci sarebbe il rischio che anziché l'assalto ai forni si facesse l'assalto alle borse. Ma sta di fatto che non siamo più agli anni '80 quando bastava l'annuncio degli USA di mettere sul mercato le proprie “riserve strategiche” di petrolio per generare aspettative di aumento dell'offerta, calo del prezzo e, quindi, per farlo calare davvero. Adesso USA e Europa, che lo si voglia o no, oggi non contano molto più di una sega nel regolare domanda e offerta di petrolio. Il baricentro dell'economia è in Asia. (Chi avrà il coraggio di dirlo a Calderoli?)
In questa situazione, il nostro Trichet che fa? Aumenta i tassi per contenere l'inflazione. Quale è il suo ragionamento? Forse che alti tassi di interesse scoraggiano gli investimenti, che, assieme ai consumi, sono parte della cosiddetta “domanda aggregata” il cui eccesso potrebbe generare inflazione. Ma adesso in Europa sta succedendo esattamente il contrario: la domanda è depressa, gli investimenti languono, le famiglie sono strozzate dai mutui. Aumentare ancora il tasso significa dare una pugnalata ad un uomo in terra.
Si dirà che il vero fine della manovra è sostenere l'Euro (se il tasso di sconto europero sale, significa che i titoli in euro rendono di più, il mondo domanda più Euro che sale di valore) in modo tale che continui la corsa dell'euro sul dollaro e che così si possa parare meglio il colpo dell'aumento del petrolio che, ricordiamolo, si paga in dollari.
Forse sarà questo lo scopo, ma se ascoltiamo gli industriali europei, essi dicono che l'alto valore dell'Euro è già al livello di guardia: sta danneggiando troppo le esportazioni e che servirebbe invece che costasse di meno, altrimenti dovranno licenziare. Va a finire che anche noi italiani non venderemo più nulla a all'estero: prima o poi anche i cinesi e i russi si accorgeranno che non vale la pena pagare un Brunello di Montalcino 10 volte tanto un ottimo Shiraz Californano.
Per dirla tutta, io credo che questa manovra di 25 basis point di tasso sarà molto utile a deprimere la domanda estera di beni europei (mettendo in difficoltà le imprese che licenzieranno, visto che quella interna è già depressa di suo) e sarà parimenti efficacissima nel far crollare ulteriormente i consumi interni. Non sarà invece efficace nel ridurre il prezzo finale del petrolio perchè in quel tema, come detto, noi europei contiamo come il due di coppe quando regna bastoni. Quindi gli effetti saranno triplici e ugualmente disastrosi:
a) Interessi più alti=rata del mutuo più alta=compro meno vino= le cantine chiudono.
b) Interessi più alti=euro più alto=all'estero comprano meno vino europeo= le cantine chiudono.
c) Interessi più altri=prestiti più cari per le imprese=le imprese chiudono (tra cui le cantine)
Insomma, la coperta è corta, ovunque la si tiri. Ho la sensazione che se Trichet se ne Stesse buono buono fermo fermo potrebbe andare leggermente meglio, ma non cambia la sostanza.
E quindi non cè via d'uscita? Si distrugge solo? Non proponi nulla?
Ragazzi, la situazione è difficile, e non potrà che peggiorare, di qui ai prossimi anni. Questa è la verità. Stiamo andando a sbattere e nessuno sa come risolvere il problema. Nemmeno l'autista.
Io che sono un blogger posso dirlo. Trichet no. E allora aumenta il tasso.
Grazie Trichet, brindo alla tua...finchè ho ancora vino!