Utente: Furioo
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venerdì, 13 novembre 2009

Non è un fattoide

“Può salire al laboratorio, chieda di Mario”.
Sarà che sono Furio, ma io dopo che spendo un rene per revisionare il mio cronografo non posso tollerare un ritardo di 15 secondi al giorno in un orologio che dovrebbe stare tra -4 e + 6 al giorno…e poi il ritardo è davvero antipatico!
Salgo le strette scale ed ecco…la meraviglia!
Un enorme stanzone con soffitti a volta. Un laboratorio di orologeria, circondato da macchinari e cassetti con i componenti di ricambio. Ovunque orologi: un specie di braccio meccanico ne muove 10 nell’aria, sembra il “London Eye”: li tiene vivi simulando le mosse del polso.
Penso che non ci ho capito un cazzo: quello era il mio mestiere! (Peccato avere l’abilità manuale di un opossum, altrimenti forse un pensierino ce lo avrei fatto).
Tre orologiai di fronte a me, tre generazioni: il più giovane ha poco più di venti anni e veste da discotecaro-trendy. Il più anziano ne ha una settantina e porta un camice bianco, come se fosse un medico, anzi, il primario. Quello in mezzo, seduto al bancone centrale, è sulla cinquantina: è lui che si alza per eseguire la regolazione.
 
Dico al proprietario, spuntato fuori da dietro un computer: “che bello qui: vedo che il lavoro non vi manca, pensavo fosse un mestiere scomparso quasi.”
“E’ scomparso quasi – fa lui – ma noi serviamo un sacco di clienti, abbiamo anche troppo da fare!”
Sarò un pazzo, un fissato: ma sono diventato ottimista: se ancora in questo disgraziato paese sopravvivono arti e mestieri centenari, se non tutti i ventenni trendy fanno gli agenti immobiliari, i promotori finanziari d’assalto o gli assicuratori a provvigione forse non tutto è perduto.
Se sopravvive nel mondo il concetto di riparare e riutilizzare significa che ancora una probabilità su un milione di non distruggere la terra ce l’abbiamo.
E, poi, se l’orologiaio mi guarda come un cane ferito quando gli dico che il movimento che ha revisionato ha la precisione di un cucù rumeno del 1200 significa che c’è ancora gente che vuole lavorare bene.
Ma, soprattutto, se la gente continua a spendere soldi per un oggetto divenuto inutile, con tutta la crisi che c’è, significa che l’amore per il bello esiste e non morirà mai.
Ma forse penso questo perchè sono un fissato, ancora.
Oppure (più probabilmente), perchè è accaduto qualcosa che mi ha convinto definitivamente che le cose belle nella vita succedono davvero.
Ma questa è un’altra storia. E, soprattutto, non è un fattoide.
postato da: Furioo alle ore 01:32 | link | commenti (13)
categorie: orologi
domenica, 01 novembre 2009

L'Alfa grigia

Si, vabbè, il Bullock me lo tengo. Ma che ci faccio con un Bullock per la 147? Me lo vendo su Ebay! (si, e con quello che pesa poi chissà come lo spedisco). Vabbè, portiamo via Bullock, stradario, triangolo, mappa del Lazio. Gli attrezzi? No, quelli fanno parte della macchina. Piuttosto speriamo che si accenda, se mi pianta proprio oggi sai che risate? Si, il variatore fa il solito casino, ma poi “El rombo del motor dice che tutto bene è andato, ed a manetta, io parto pe’r litoral” [Cit].
Variatore di fase, sonde, puleggia, marmitta. E cofano. E mascherina. Il tutto per un valore pari all’auto. Aggiungiamo anche il prossimo treno di gomme che avrei dovuto far montare, che quelle attuali dopo quattro anni sono diventate di plastica, aggiungi che ormai ti costa come un figlio scemo di manutenzione e benzina. Ma si, hai fatto bene!
 
Il cancello della tenuta del Conte su apre davanti a me. Mi inerpico per la salita. Si, mi costa come un figlio scemo, ma senti come si mangia questa salita. Wow, mi sento un nobile d’altri tempi entrare nella tenuta con questo marchio prestigioso e carico di storia. Sembro io il Conte! Ma si, glielo stacco l’assegnino al cognato!
 
Certo che sono proprio uno stronzo, l’ho ridotta un bidone! Questo gioiello che tutti mi invidiavano, la testimonianza di una scalata sociale riuscita, che poi in realtà non era stata fatta e comunque non era quello importante. Ma a 29 anni non lo sapevo, a 36 quasi si. E comunque, sembra strano dirlo, quattro ruote non servono a nulla.
 
Fabrizio non sa che dire: la guarda ad occhi aperti, e alla fine dice la solita frase: “Benzina? Chissà quanto consuma”. Significato: non te la puoi permettere. Significante: Sono invidioso.
Furioo è Felice di vedere l’invidia begli altri, ma dura poco. Al cellulare comincia una nuova era “ma si che ci tengo un sacco alla tua amicizia…”
 
60 all’ora sulla tangenziale. Meglio non sfidare la fortuna, andatura regolare. Chi lo avrebbe mai detto, temo che lei, proprio lei, mi lasci a piedi. Oggi, con questa giornata di sole favoloso! Guardo il mio polso sinistro, lo Zenith revisionato di recente fa capolino. Anche quest’anno come nel 2002, nel giro di un mese, una nuova macchina e un nuovo orologio.
 
Questo cronografo vivrà più di lei, disse il venditore di fumo mascherato da concessionario Omega. Io lo guardo quello Speedmaster Reduced: non è bello come il Moon, ma è automatico. E poi costa la metà. Si, lo compro, e sarà per sempre, lui, l’unica e l’ultima follia.
“No, la vernice del cofano si è staccata per colpa dell’autolavaggio” disse il truffatore mascherato da carrozziere. Fu così che a Furio passò la voglia di spendere soldi per le macchine. Durò (ben) cinque anni.
 
Ecco, la solita coda del cazzo qui, lavori che non finiranno mai, anche di Sabato. Ma non mi viene un groppo alla gola? No che non mi viene! Voglio rottamare questa macchina, voglio chiudere per sempre con il periodo più infelice della mia vita: i pianti, le scoperte tragiche, il passato che ritorna, montagne di soldi spesi per avere ciò che in genere si ha di serie. Tutto questo sta finendo, ma mi dispiace: non mi ricordi begli anni. Vorrei piangere ma non posso. Non ho motivo di farlo.
 
La ragazza mora scende dalla bella Alfa grigia: deve gettare qualcosa nel cestino. L’uomo al volante la segue. Lei si gira, lo vede e corruga la fronte: “perché sei sceso?” “C’è il lago!” “Andiamo che devo fare presto…”
postato da: Furioo alle ore 12:40 | link | commenti (15)
categorie: riflessioni, orologi
domenica, 25 ottobre 2009

La miseria

- "lei n'do lavora dottò?"
- "in banca" rispondo laconico mentre appoggio la testa al finestrino e mi guardo la Tangenziale inondata da un nubifragio alle sette del mattino.
Il tassista ha voglia di chiacchierare.
-"ah, e lei, scusi, che ne pensa di questo fatto di bloccare i mutui per chi perdeeelavoro?"
-"beh vale per i licenziati e per in cassintegrati, mi sembra"
-"mi moje...l'hanno licenzata! dopo 16 anni, lavorava a tempo indeterminato. Zac! Emmenomale che io faccio sto lavoro che posso guadagnare n'po' de più, sennò se facevo er lavoro de prima, co moje e du fijii..te saluto!"
La mia malizia mi fa leggere quella frase "guadagnare un po' di più" come "evadere le tasse". E io sarei un po' stufo di pagare le tasse al posto degli altri. Mi irrigidisco, nella mia posa. Sento la voce come una cantilena, e ci leggo quello che mai avrei potuto credere: la paura della miseria.
-"secondo me st'aziende nun je ne frega 'ncazzo de la crisi, se ne approfittano e basta! Licenziano lavoratori a tempo indeterminato, chiudono, poi riaprono con gente a progetto e guadagnano de più, tutto qua! E mi moje c'è finita 'nmezzo".
Il tassista mi ritorna simpatico. Gli mollo anche una mancia e me ne scendo verso la stazione Tiburtina.
Andateci, ve lo consiglio, voi lettori romani, alla stazione Tiburtina, tra le 7 e le 8.
E' come fare una passeggiata nella "Città Vecchia" di De Andrè.
Li ci troverete, in questa città supersicura e così attenda al "decoro", tutti quelli che non hanno paura della miseria, perchè, semplicemente, già ci sono caduti: e sono molti, occupano tutti i posti a sedere, per uno spettacolo che, credo, si replichi ogni giorno.
Io ero lì, attaccato alla mia giacca e alla mia cravatta, alle Clarks ai piedi e allo Zenith al polso, con la faccia idiota che ci metto io e il buon taglio che ci metterebbe il mio sarto, se lo aiutassi un attimo.
Attaccato a dei simboli che non valgono nulla: quando si perde il lavoro, si perde tutto.
E, anche io, li, ho iniziato ad aver paura.
Fino a quando reggerò?
sabato, 17 ottobre 2009

Morte


Morte(ISO 400, F 5.6, 1/320)
 

"Che sforzo per la pallina da Tennis sembrare la Luna!" . Questo pensavo mentr scattavo questa foto. Poi ho pensato che qualcun altro ci era arrivato prima di me. Si, era lui, l Maestro Poeta, quello mi dice meglio cosa sia la solitudine. In modo circolare e compulsivo, gli elementi del reale cercano una collocazione che non è quella assegnata loro nel mondo. Esattamente come mi sento io adesso: all'infinita ricerca di qualcosa che non si trova. Solo, come è nella mia natura. Felice, mai.  Garica Lorca si vedeva "Serafino di fiamme". Io, più prosaicamente, solo il solito coglione.


Federico Garcia Lorca

Da Poeta in Nuova York (1930)


Morte


Che sforzo!
Che sforzo del cavallo per essere cane!
Che sforzo del cane per essere rondine!
Che sforzo della rondine per essere ape!
Che sforzo dell'ape per essere cavallo!
E il cavallo,
che feccia acuta spreme dalla rosa!
e che rosa grigia alza col suo labbrone!
E la rosa
che gregge di luci e di urli
blocca nel vivo zucchero del suo tronco!
E lo zucchero
che stiletti sogna nella sua veglia!
E gli stiletti
che luna senza stalle, che nudi,
pelle eterna e rossore ricercano!
E io, sulle gronde,
che serafino di fiamme cerco e sono!
Ma l'arco di gesso,
com'è grande, com'è invisibile, com'è minuscolo!
senza sforzo.



postato da: Furioo alle ore 00:07 | link | commenti (4)
categorie: fotografia, garcialorca
giovedì, 08 ottobre 2009

Io Lodo Alfano

Lodo Alfano. Perchè se non fosse stato per la sua improvvida leggina, adesso molti non saprebbero che una cosa è la democrazia, una cosa è la dittatura della maggioranza, e governara è una cosa, spadroneggiare è un altro.

Lodo Alfano perchè, sia detto senza retorica, ci ha regalato una bella giornata. E ne avevamo bisogno, visto lo spettacolo indecorso del PD e della sinistra tutta. A proposito: tra i miracoli di questa vicenda c'è anche il PD, capita la gravità della situazione, ha parlato con una sola voce! Si vede benissimo che è una strana congiunzione astrale, quel partito non ha una chance...eppure fa effetto!

Lodo Alfano, perchè la sua leggina ha costretto Bossi ad una sparata delle sue e adesso sarebbe da chiedergli: dove è il tuo popolo? Dove sono le orde di galli in piazza pronti alla rivoluzione? Sveglia, Umbert, i tuoi galli scendono in piazza solo nel weekend, che sennò chi ce sta a bottega? E poi, suvvia siamo seri, per la rivoluzione ci vuole la fame, altrimenti nessuno rischia il culo...ah, en passant: l'esercito è meridionale, te ne sei accorto?

Lodo Alfano perchè è un incoraggiamento per tutti: se ce l'ha fatta lui ad avere un posto fisso, allora ce la può fare chiunque.
postato da: Furioo alle ore 19:47 | link | commenti (4)
categorie: deliri, posa quel kalashnikov
martedì, 06 ottobre 2009

Elevati discorsi tra stimati professionisti

Perla n°1
 
Riunione di Funzione. Dieci incravattati seduti in cerchio nella stanza del dirigente F; Fu. e M. hanno ricevuto un incarico molto complesso, e tentano di sensibilizzare il management (G. ed F.)sulla necessità di avere sufficienti giorni-uomo.
 
-         M: guarda, G. questo non è un intervento come gli altri: quello stronzo di L. ha messo in copia mezzo mondo quando ha dato il piano: siamo sotto gli occhi di tutti, qualcuno vuole usare strumentalmente la cosa, e la verifica dei dati è un casino, so’ giga e gia de record!
-         G. embè? Che è la prima volta che te capita?
-         M (sempre più coincitato) eccheccazzo, G. non capisci! Qui la cosa è delicata! Ci sta la Capogruppo di mezzo, ci stanno anche i revisori esterni! Qui non ci sono vie di mezzo: alla fine, o ci daranno una stella sul petto o ci daranno un cazzo al culo!
-         F. Io non sarei così drastico, c’è anche una terza ipotesi…
-         M. (speranzoso) e quale?
-         F. Potreste ritrovarvi con una stella in culo…
 
 
 
Perla n°2
 
R1 ed R2 sono venuti da Milano per una riunione con F. e G2. In pausa pranzo vengono condotto da F e G2 a fare una passeggiata per il centro di Roma, che ammirano estasiati. G2. propone agli ospiti di fare una visita in una nota chiesa del centro famosa per il fantastico soffitto affrescato. I 4 entrano in chiesa, si posizionano al centro della navata e, incantati, alzano il naso. Ad un tratto R1 abbassa lo sguardo verso la giovane turista biondissima (tedesca? Svedese?) e scosciatissima. G. se ne accorge
-         G: hey, R1, ti porto a vedere questo capolavoro e tu guardi le cosce a quella turista che tra l'altro potrebbe essere tua figlia?
-         R1 (imbarazzato) no, è che…ehm…stavo pensando di rapirla e portamela a Milano!
(Nel frattempo si girano e si avviano verso l’uscita parlottando sottovoce)
-         R2 eh mica è facile farla salire sull’aereo però!
-         R1 si, non so se passa come bagaglio a mano
-         F. No che non passa…contiene liquidi!
R1. R2, G: soffocano a stento una risata scomposta mentre escono dalla chiesa
-         R1: Ma F, contieniti, eri pure in chiesa!
-         F. Ma che ho detto di male? Il corpo umano è composto per l’80% di acqua..credo che siamo ben oltre i 100 ml consentiti dall’autorità aereoportuale…
-         R1: (cadendo dalle nuvole) Ah si, pensavi all’acqua?
-         F: Si, perché, tu che hai pensato?
-         R1: lasciamo perdere va’…
postato da: Furioo alle ore 20:22 | link | commenti (6)
categorie: la solitudine del tecnocrate
domenica, 04 ottobre 2009

...ma anche rosso!

Io c’ero. Io ero uno di quelli che protestavano ieri per un motivo “non comprensibile” al direttore del TG1. Ci siamo trovati in 4 al concentramento a Piazza della Repubblica, quello dei precari della scuola. Età media bassissima, e questa è già una buona notizia, la risposta a chi pensa che sotto i 30anni in Italia si viva a Spritz e “Uomini e Donne”. Con me c’era K. Amico di mille avventure, F.S. che era affianco a me quando nel 1994 quando il movimento d’autunno iniziò a disarcionare il primo Cavaliere e G. quello che chiudeva l’auletta quando c’erano riunioni politiche, quello che quando si facevano i turni del volantinaggio si scriveva su tutti i giorni a tutte le ore, quello che era sempre in prima fila 13 anni fa e lo è adesso. E c’era anche la simpatica V. che ancora oggi, a 7 anni di distanza,  mi propone di partecipare ai gruppi di studio del sabato mattina. Lei che mi sembra l’incarnazione del verso di Gaber  “per ora rimando il suicidio, e faccio un gruppo di studio, le masse, la lotta di classe e testi gramsciani…far finta di essere sani!”.
La testa del corteo parte, noi dalla coda iniziamo a muoverci verso avanti: e subito la domanda monopolizza l’attezione: “quanti saremo”? A un bel darsi da fare K. A dire che “quel che conta è il dato politico”: io sono più pragmatico: se Piazza del Popolo non si riempie, sarà una figura di merda: la prima sensazione del successo ce l’ho a Piazza Barberini: la testa del corteo è li e la coda è ancora a Piazza della Repubblica: significa almeno 40mila persone, solo noi. Più l’altro corteo, più quelli che sono andati diretti in piazza…
Sulle note popolari de La Mula de’ Parenzo, i precari cantano
 
“Siamo la scuola stataleee…
e abbiamo un sogno nel cuoreeee
Berlusca a S. Vittoreee
Berlusca a S. Vittoreee…”
 
Io non capisco, davvero, questa fama di tristezza e pessimismo che si è cucita addosso la sinistra: queste persone non hanno un futuro, si perderanno nei meandri del precariato, rischiano di buttare nel cesso anni di impegno e di sacrifici, sono additati come parassiti da nani e vicenani, e hanno contro anche buona parte dei genitori per la ben nota “sindrome assolutoria” che ormai i genitori italiani hanno nei confronti dei loro figli. Eppure ridono, scherzano, cantano allegri. Sembra una festa, ovunque regna l’ironia e la creatività. E allora? Dove è questa sinistra cupa che porta sfiga? Che si piange addosso? Io ho visto solo gente allegra ma determinata, pacifica ma decisa.
La vera tristezza sono i vertici dei partiti della sinistra, ma quella è un’altra storia: Franceschini, D’Alema, Bersani, Fioroni, Binetti, e tutti i capetti della ex-sinistra radicale: si avvicina il giorno che vi dovrete cercare un altro lavoro: al posto vostro inizierei a mandare CV in giro, voi non ve ne siete ancora accorti, siete troppo impegnati con le mozioni congressuali, ma pare che sia un brutto periodo per chi cerca lavoro. Io sono perso in questi pensieri, mentre vedo i ragazzi ballare:
In quel preciso istante il pensiero va a una persona lontana da me. Le mando un sms per renderla partecipe del momento, so che le sarebbe piaciuto.
Si prosegue lungo un percorso che per un turista tedesco va benissimo, meno per una manifestazione: Via Sistina, Pincio, discesone verso Piazza del popolo: tutte strade strette, senza vie di fuga adeguate, per giunta quasi tutte in pendenza: se ci fosse stato qualche scalmanato o se la polizia avesse fatto una carica, si sarebbe fatta una “macelleria messicana”: ma il corteo prosegue, pacifico: come ogni corteo becco qualcuno del mio paese, gli comunico che non vivo più la’ da due anni, e qualcuno si stupisce, mentre nel frattempo le bandiere viola dei precari prendono la testa del corteo: qualcuno si preoccupa di non far salire anche le bandiere rosse, qualcuno si incazza perché è una manifestazione sulla libertà di espressione, quindi io la bandiera la metto dove voglio: in realtà, un minimo di disciplina servirebbe ad evitare quello che poi il TG1 ha fatto: farla passare per un’iniziativa politica della solita sinistra rosicona che si inventa problemi inesistenti pur di sovvertire il risultato elettorale garantito dalla nostra fulgida democrazia.
Nel frattempo continua il toto-cifre: il corteo si è ingrossato strada facendo, adesso saremmo almeno 50mila, ma da soli non bastiamo a riempire la piazza: saremo abbastanza?
 

popolo
 





















Poi quello slargo sulla sinistra: il rumore amplificato di qualcuno che parla (che scopriremo poi essere Saviano).Le bandiere viola hanno problemi ad avanzare, e questo è un altro indizio. Sento la vita, il rumore che ferve in piazza, già capisco: un’occhiata in controluce: l’iride si contrae, le coronarie si allargano: Piazza del popolo è uno spettacolo di gente e di colore. Non solo il rosso. “Ma anche il rosso”. 
 
 
P.S. Sulla partecipazione: ovviamente c’è il solito balletto di cifre: l’organizzazione parla di 300 mila, la questura di 6omila. Come è possibile? Direi che succede questo: la Questura fa un calcolo matematico: moltiplica i metri quadri della piazza (17.000) per 4 (le persone che possono stare su un metro quadro) e toglie qualcosa per via del palco e delle strutture.
Questo conto è attendibile, ma parziale: infatti ad esempio, io che non sono riuscito praticamente ad entrare in Piazza perché era troppo piena per la questura semplicemente non esisto, è come se me fossi stato a casa a vedere il Tg4 o la sua brutta copia (il Tg1). E come me tutti quelli che erano nel mio stesso corteo che scendeva giù dal Pincio, ma credo che la coda arrivasse tranquilla Via Sistina. A questi si aggiunge tutta la gente che gremiva Piazzale Flaminio, che insomma tanto piccolo non è. Via del corso era per un bel pezzo stracolma, Via Ripetta anche. Aggiungiamo tutti quelli abbarbicati sui muri, sulle terrazze del Pincio, sulle stradine limitrofe, quelli che riempivano la metropolitana e i mezzi diretti verso la manifestazione ma che non sono potuti entrare in piazza: Vogliamo dire che erano almeno altrettanti di quelli in piazza? Ecco, allora siamo sui 120-130mila minimo. 200 mila massimo. Ovviamente l’organizzazione tira acqua al suo mulino, ma anche la Questura, secondo me, conta i manifestanti in Euro.
postato da: Furioo alle ore 18:34 | link | commenti (14)
categorie: riflessioni
giovedì, 01 ottobre 2009

Never Just Inculed


Mi rendo conto, a volte, di essere un soggetto un po' peculiare. Sta di fatto che, nella mia vita, ci sono delle frasi che echeggiano nella mia mente: locuzioni semplici, efficaci. Situazioni anche banali, che però, per qualche arcaico motivo, ricordo da anni e, in determinate situazioni, ricorderò per tutta la vita. Ogni volta che si presenta una situazione simile. Il fatto curioso è che non sono legate a momenti particolarmente tristi o felici, o intensi. Vai a capire. Facciamo qualche esempio:

Lavoro finito: Quando ero militare, un giorno, mi toccò di togliere aghi di pino dalla strada asfaltata che conduceva al comando. Dopo un'oretta di lavoro, avendo fatto il possibile sulla mia area di competenza, me ne andai verso una meritata (pensavo) libera uscita. Dall'alto della collina mi chiamò il caporale B. (un affare alto due metri con una voce roca e potente)  "Furioo, hai finito il tuo lavoro?" chiese con tono inequivocabile (che diveva: non hai fatto un cazzo).
Io dissi di si ma me ne andai, sentendomi in colpa. Da allora, quasi ogni volta che esco dall'ufficio dopo le 8 ore canoniche, sento quella voce che mi urla "Furioo, hai finito il tuo lavoro?".

La mentalità cambia: durante il memorabile viaggio in Spagna del 2000, venimmo fermati da una pattuglia sull'Aurelia. I carabinieri passarono un'ora a convincerci a tirare fuori eventuali sostanze proibite, minacciando perquisizioni, forse traviati dalle nostre facce "patibolar-chic". Noi tenemmo duro da veri innocenti (ehm...) quali eravamo. Il carabiniere ci laciò andare verso nord ma ci ammonì: più si sale più cambia la mentalità, state attenti! Ed ecco che domani, che prenderò un treno verso l'Emilia, sbarcato in Padania ricorderò sicuramente a me stesso "Più si sale, più cambia la mentalità, attento..."

La bambina e le scarpe: Tornato dalla Spagna iniziai a fare la spola tra il mio paese e Roma per portare i capitoli della tesi al professore. Un sabato mattina il treno fece tardissimo, e, pur esssendo partito alle 7,20, non arrivai prima delle 11, a ricevimento concluso. Incontrai il professore sulla porta dell'ufficio, che stava chiudendo. Mi vide e sospirò, riaprendo la porta "però la prossima volta alzati prima!". Io risposi "Ma lo sai a che ora mi sono alzato io? alle sette meno un quarto" non accorgendomi dell'involontaria citazione di Guzzanti. Il prof se ne accorse e soggiunse "E la bambina ha vomitato nelle scarpe...". Da allora, ogni santa volta che qualcuno si lamenta per essersi alzato presto, non posso non pensare, e spesso dire "...e la bambina ha vomitato nelle scarpe". Vorrei smettere, faccio figure di merda ogni volta che lo dico, proprio non posso.

Never Just Inculed: Antonella aveva appena lasciato Simone. Antonella e Simone vivevano assieme, col gatto Matisse. Simone vuotò casa, mesto e desperado, e noi gli demmo una mano. Poi venne Antonella, indifferente, e si prese le sue cose. La sera però ci sarebbe stata una cena, e Antonella sapeva che ci sarebbe stato Simone, che soffriva per lei. Noi glielo dicemmo: stasera vieni anche se c'è Simone? E lei si, certo..."Never just inculed".
Da allora Never Just Inculed è la frase della mia vita. L'unica che vale sempre.

postato da: Furioo alle ore 01:02 | link | commenti (12)
categorie: riflessioni, deliri
venerdì, 25 settembre 2009

Il primo blogger del mondo.

narciso
Ecco a voi il primo blogger del mondo.
Oddio chiariamoci, quando nel 1600 il Maestro dipinse quest’opera (ormai molti si sono accodati al Longhi che per primo li riconobbe nel 1913 come autografo) certo non pensava a noi splinderini.
Eppure c’è del metodo nella follia della mia affermazione. Andiamo per gradi: cosa vediamo dentro il quadro? Un giovane. Il giovane è abbastanza irreale di suo (androgino, volto da uomo e arti chiari e delicati come quelli di una donna, con i capelli che non cadono verso il suolo nonostante l’inclinazione del busto, sfidando la gravità). Quindi abbiamo di fronte una rappresentazione irreale della realtà. Saltiamo ora di un livello: all’interno del quadro abbiamo uno specchio d’acqua: la rappresentazione distorta di una realtà già distorta in precedenza. In questa rappresentazione Narciso si specchia, e si ama. Si contempla. Prova a baciare quello che pensa sia se stesso. Invece è solo acqua, accadue-o. Ma lui ci casca, e ci rimette le penne. Il blogger, a modo suo, dipinge la sua realtà all’interno del quadro-blog, ci si specchia e si compiace. Si compiace anche quando si fa schifo. Si compiace di aver creato un’immagine di se stesso della quale innamorarsi, suffragato dai commenti dei lettori affezionati. Alcuni sprovveduti leggono il blog come se fosse vero: sarebbe come se uno spettatore del quadro povasse a tuffarsi dentro saltando due passaggi: la percezione che il blogger ha della realtà, e la rappresentazione che ne da' sul blog per la propria passione narcisistica.  Metamistificazione: tela che finge di essere acqua, acqua che finge di essere uomo.
La punizione di Narciso, allorquando conobbe se stesso fu la morte.
La punizione del blogger, allorquando conosce la realtà, è la ferita narcisistica. L’umiliazione dell’Io che nasce quando si scopre di essere fallibili. E che qualcuno potrebbe preferirci qualcun altro. Nonostante l’immagine che abbiamo creato ad uso e consumo della nostra evasione.
 
 
Olio su tela, cm 115x97,5. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica


postato da: Furioo alle ore 00:23 | link | commenti (20)
categorie: caravaggio
martedì, 22 settembre 2009

Piccolo florilegio dell'umorismo d'accatto.

Ci sono alcune battute che non sono battute. Sono movimenti automatici della lingua, seminvolontari, come il braccio teso del Dottos Stranamore, che, nonostante la collaborazione con gli americani non riesce proprio a non far partire il suo saluto di tanto in tanto. Sono dei Tic dell’umorismo, ultima risorsa delle persone a-umoristiche, che sono così pensano di far ridere. In realtà denotano tristezza, grigiore, pigrizia mentale.

Elenchiamo, tassonomizziamo, stigmatizziamo a dovere. Per il bene di tutti.

Ecco quello che non si fa:

 

  • Quando un collega scende ufficialmente a prendere un caffè e torna dopo un’ora non si deve dire “era un caffè lungo”? La dicevano i nostri nonni, i nostri bisnonni, i nostri trisavoli. Analogamente, quando uno si allontana per la “pausa sigaretta” sappiate che la prima volta che ho sentito dire al ritorno “ma che fumi le 100’s”? era il 1998. Fate voi.
  • A proposito di sigarette: se uno esce di casa o dall’ufficio dicendo “vado a comprare le sigarette” non è segno di alcuna capacità umoristica apostrofarlo con “Si, però torna…”.
  • Quando si è in tanti ed una persona dice idiozie, non si deve approfittare del suono della sirena per indicare il cazzone di turno dicendo “Ti sono venuti a prendere”. Pensate che dentro l’ambulanza c’è una persona che rischia di vedere l’erba dalla parte delle radici. E che domani non sapete cosa capita a voi. Anzi, a noi.
  • Succede ogni tanto che, dopo un laborioso saluto, qualcuno lasci la casa o l’ufficio: “ti saluto, vado alla posta”. Poi vediamo ricomparire la persona dopo trenta secondi, perché si è dimenticata qualcosa. Per rispetto dei vostri neuroni, evitate di dire, con un tono acido da Soap Opera argentina “Già di ritorno? C’era poca fila!”
  • Io capisco che quando si va la ristorante insieme si vuole mangiare insieme. Io capisco che è imbarazzante quando tutti ricevono quello che hanno ordinato, e solo voi avete “il piatto vuoto e il desco nudo”.  Aivoglia a dire “mangiate, mangiate…” quelli li non toccano cibo e vi fissano con odio. Ma non mangiano. In tal caso, viene voglia di fare una battuta per stemperare la tensione. Ma è meglio tacere e sembrare idioti che parlare e togliere ogni dubbio. E quindi, per favore evitate di dire “mi sa che la mia spigola la sono andata a pescare”.
  • Quando si è carichi di lavoro in ufficio ed un collega esce dopo le 8 ore canoniche, lasciando tutti a fare straordinari, non è bello. Ma la frase “che fai mezza giornata?” è sbagliata. Se detta da un collega denota poca originalità. Se detta da un capo denota poca originalità e un filino di incompetenza del tipo “non so in quale altro modo motivarti”.

 

Ecco qui il mio piccolo florilegio di umorismo d’accatto. E voi? Quali frasi di umorismo d’accatto utilizzate? Siete mai caduti in qualcuna di queste?

Fateme sapè.

postato da: Furioo alle ore 13:28 | link | commenti (21)
categorie: kubrick, la solitudine del tecnocrate